Osservazione di Paesaggio Mutante |03

Modena, 2026

Secondo Salvatore Settis, nel 2012, c’era ancora motivo di sperare. Di seguito un brano da “Paesaggio Costituzione Cemento”, edito da Einaudi e pubblicato nel 2012. Siamo nel 2026 ed effettivamente è aumentata la consapevolezza, ma quando arriverà ad essere sufficiente?

“<<Una quercia che cade fa molto rumore; ma una grande foresta cresce in silenzio>>. Questo proverbio cinese descrive bene lo scenario italiano che stiamo attraversando. Guardiamo increduli il crescente degrado delle nostre città e del nostro paesaggio, e ci sdegniamo ogni giorno per il cinismo dei (pochi) colpevoli, per l’indifferenza dei (molti) spettatori, per le alleanze e compromissioni di fatto fra chi devasta i nostri orizzonti di vita e amministratori pubblici di ogni livello e di ogni partito. E chi manifesta la propria indignazione viene spesso accolto da commenti infastiditi, accusato di inutile pessimismo, invitato a rassegnarsi e a pensare ad altro. È vero il contrario: <<sa indignarsi solo chi è capace di speranza» (Seneca). Ma se talora abbiamo la trista impressione d’esser rimasti soli a difendere i valori del paesaggio (e della Costituzione), è perché non sappiamo ascoltare l’inarrestabile fruscio della foresta che cresce. Il nostro sdegno è assai più condiviso e diffuso di quel che crediamo, anzi ogni nuovo delitto contro ambiente e paesaggio spinge altri cittadini a prender coscienza dell’abisso entro il quale stiamo rotolando. E se ci pare che non sia così è perché siamo troppo abituati ad attribuire ai media (in particolare, alla televisione) e alle liturgie dei partiti un grado superiore di realtà, rispetto a quella che pur viviamo. Come se i pensieri, le sofferenze, le paure e gli sdegni del cittadino comune (di ciascuno di noi) non contassero proprio nulla.”

Aggiungo un link a una puntata di Passepartout di Philippe Daverio, L’urbanistica, del 2009. Su Raiplay: https://www.raiplay.it/video/2026/07/Passepartout-L’urbanistica


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