Osservazione di Paesaggio Mutante |02

Parco della Creatività, Modena, febbraio 2026

In questi giorni di caldo torrido e di classifiche che ci dicono quali città italiane hanno più patrimonio arboreo, Modena svetta. È possibile che nel calcolo siano inclusi gli alberelli piantati per compensare il suolo consumato, l’articolo del Post indica come unico criterio gli alberi censiti dal comune, quindi sì, è probabile che abbiamo più alberi del resto d’Italia, perché a Modena non si è mai smesso di cementificare in nome della crescita economica o dell’edilizia residenziale ritenuta indispensabile in una città che non cresce di abitanti e non fa figli, dove tutti i tentativi dal basso di promuovere politiche di recupero degli edifici vuoti sono falliti. Oltretutto, dal 2021 à stato consumato suolo e sono stati abbattuti alberi ogni volta che il PNRR lo ha richiesto: penso alle scuole in cui i giardini alberati a uso dei bambini sono stati abbattuti per costruire mense che non erano mai state necessarie, nemmeno in periodi storici di più alta natalità (e mi chiedo che cosa avranno mai imparato quei bambini vedendo divorare il loro giardino dalle ruspe), o a nuovi nidi per l’infanzia costruiti all’interno di aree verdi, sacrificando terra e alberi per poi lasciare inutilizzati edifici pubblici già esistenti. Sia chiaro, Modena non è l’unica città in cui accadono queste cose, il problema è nazionale e potrei dire globale, ma io qui vivo e qui vedo da vicino ogni giorno il prodotto delle politiche scellerate messe in atto localmente. Potrei fare un lungo elenco di crimini contro il verde urbano, e non solo urbano, ma oggi voglio spendere due minuti per parlare di una delle ultime opere architettoniche della città. Un parco di palazzine immerse in uno spazio asfittico, un giardino di cemento al limitare del quale è nato un supermercato al posto di un teatro amato dai frequentatori di teatri, e un teatro nuovo ma senz’anima al posto di una centrale elettrica esteticamente snaturata; l’unica vegetazione presente è costituita da piccole piante costrette in vasconi contenitivi, perché sotto a tutto ciò hanno costruito un parcheggio. Da questi elementi nasce il nome di questo luogo, Parco della Creatività. Anche i colori neutri utilizzati parlano del contemporaneo concetto di paesaggio: nero bianco grigio lo appiattiscono, lo rendono bidimensionale e frenano la fantasia. Pare che oggi il colore vivace sulle case sia considerato inelegante, ma allo stesso tempo sappiamo che è più costoso e più costosa è la sua manutenzione. Le ringhiere all’ultimo grido sono in materiale trasparente così, coerentemente con la attuale e opinabile idea di decoro, non puoi stendere il bucato sul balcone (devi avere l’asciugatrice, il paesaggio dev’essere ordinato, impersonale, piatto, anonimo, triste, deprimente). Case nere, grigie, eleganti, senz’anima, brutte. Scatoloni impersonali, fuori e dentro i quali tenere a bada qualsiasi moto di vitalità, luoghi che fanno a pugni con i colori della terra. L’ideale massimo a cui tendere sono ancora i boschi verticali? Cemento che ospita natura, domata ovviamente. Condomini, studentati, carceri, scuole di recente costruzione hanno tutti lo stesso aspetto, quello di un colombario. Una vita incolore coltivata con cura e alimentata da un’edilizia che senza sosta macina terra.

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Parco della Creatività, Modena, febbraio 2026