Giardini Privati |17

<<Avevo scelto di parlare di “ecologia” senza utilizzare la parola, portata fino al livello più basso della disaffezione da tante battaglie, esitazioni, radicalismi. “Giardino” […] è un termine più adatto>>. Così Clément rievoca, a distanza di tempo, una delle ragioni che lo portano intorno alla metà degli anni novanta a coniare un’espressione, <giardino planetario>, intorno alla quale ruotano molte delle opere pubblicate nel decennio successivo. Il centro tematico di questa nuova fase consiste nel riappropriarsi di alcuni grandi temi del pensiero ecologico senza pronunciare parole come <ambiente> (environnement) o <sostenibile> (durable), sospettate di favorire un compromesso nei confronti di progetti di sfruttamento economico della natura. <<Si vede dietro [la parola “ambiente”] dispiegarsi tutta una batteria di macchine […] destinate a mietere il sapere per farne delle balle di fieno. Immaginate una mucca cui qualcuno volesse parlare di “spazio verde” e avrete un’idea appropriata del mio sentire sull’argomento>>. <<L’apparizione dell’ecologia è un avvenimento senza precedenti nel rapporto storico dell’uomo con la natura>>. Ciò che la comparsa dell’ecologia cambia nel rapporto uomo/natura è legato, oltre a una <<visione sistemica, dunque globalizzante del vivente>>, alla percezione di una finitezza: la vita non si spinge oltre i limiti della biosfera. <<Terribile rivelazione: la terra come territorio riservato alla vita è uno spazio chiuso […]. È un giardino. Non appena enunciata, questa constatazione rinvia ogni umano, passeggero della terra, alle proprie responsabilità […]. Eccolo divenuto giardiniere>>.

Gilles Clément e il Terzo paesaggio: dieci anni dopo. Filippo De Pieri

 


 

©Chiara Ferrin