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Giardini privati nasce dall’osservazione dei giardini intorno a casa e dalla preoccupazione costante per i problemi ambientali che non sappiamo risolvere. E siccome la coscienza sociale parte dal singolo individuo, credo che anche la manutenzione del proprio giardino possa riflettere una distorsione dell’idea di cura. Parte di questo lavoro è sfociato in una mostra collettiva che si è tenuta al Museo del Fiore di Sanremo nell’autunno del 2017, Viridi. Declinazioni del verde.
I pezzi in mostra erano esposti in dittici che mostrano il prima e il dopo l’intervento dell’uomo. Ora proseguo la mia ricerca, anche attraverso questo blog.

Chiusi dentro a recinzioni che proteggono da sguardi indiscreti, considerati puro ornamento, su di loro si abbatte la scure dell’uomo, sempre più abituato a considerare gli alberi del proprio giardino come una proprietà privata, sulla quale esercitare tutto il proprio potere. La natura, quella spontanea e ribelle, non è previsto che si esprima liberamente al di qua della rete, quindi va domata, repressa, mutilata. Ciò che di vitale possiede un albero non sembra interessare. Ciò che di vitale ci dona un albero non sembra interessare.

 
 

 

©Chiara Ferrin

 

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“Se una composizione di alberi, di montagne, di acque e di case, cui diamo il nome di paesaggio, è bella, non risulta tale per se stessa, ma per me, per la finezza che è mia, per l’idea o il sentimento che vi associo.”

Charles Baudelaire

Che sia un buon anno per i paesaggisti visionari!
 
 

 

©Chiara Ferrin

 

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Poichè non posso smettere di pensare ai giardini, agli alberi, alla natura, alla natura rinchiusa, al paesaggio mortificato, l’idea è di tenere qui una specie di diario, che non avrà pubblicazioni a cadenza regolare. In realtà sarà più una raccolta di appunti.
Sarà come avere un giardino, un giardino difficile da associare all’idea di giardino che abbiamo.
E dubito sarà un giardino bello, perché si sa, ogni giardino ha bisogno di cura. E io voglio mostrare soprattutto la mancanza e l’idea distorta di cura.
Comincio oggi, per augurarci buona fine e buon inizio d’anno.

 
 

 

©Chiara Ferrin

 

TANO D’AMICO | IMMAGINI E STORIA

TANO D’AMICO | IMMAGINI E STORIA 25-26 FEBBRAIO 2017

Per informazioni e iscrizioni
foto@chiaraferrin.com
Telefono 3283260054

 

I POSTI SONO LIMITATI

 

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Tano D’Amico parlerà del rapporto tra immagini e storia, cosa succede quando si tenta di raccontare una storia attraverso l’immagine, come invadono la vita concetti come “memoria” e “poesia”, che valore ha la storia, da cosa scaturisce la forza della fotografia in rapporto all’occhio di chi guarda. Le immagini sono il mezzo con cui i popoli raggiungono la consapevolezza storica e che solo un fatto ben rappresentato può essere ricordato; l’immagine diventa così il primo simbolo del cambiamento: “[…] da più di mezzo secolo ormai si è affermato questo tipo di immagine, l’immagine che documenta, che registra. È un tipo di immagine che non ha mai cambiato niente, che non fa altro che perpetuare il modo di vedere di chi comanda. Una rappresentazione letterale della realtà non fa altro che spingere a un’ulteriore passività. Si riduce l’immagine a cosa che non ha una vita propria, che vive in funzione della didascalia”.

“[…] Si costruisce una fotografia che ostenta falsi limiti. Il falso mosso, gratuito, senza motivo, senza causa reale. Il falso fuori fuoco. Il falso buio, il falso scuro […]. Si costruisce un falso limite da cui far scaturire una falsa poesia. […]. Spesso i reportage dei nostri giorni non sono altro che raccapriccianti atlanti degli orrori. […] una immagine forse conta più per l’invisibile che c’è in essa che per le cose e le persone che fa vedere […].”

Durante il seminario, Tano D’Amico sarà disponibile a visionare il lavoro che i partecipanti decideranno di portare per una valutazione.

Tano D’Amico

Libri parole fotografie, un solo percorso di ricerca che si snoda dal 1970 a oggi. Dalle manifestazioni studentesche alla emancipazione delle donne, alla lotta per la casa, agli scioperi e alle occupazioni dove furono protagonisti donne, operai, disoccupati, studenti, sottoproletari e i loro antagonisti – quante volte loro malgrado – carabinieri, infiltrati, agenti di PS, esattori e funzionari. Tutto quello che non poteva interessare i mezzi di comunicazione di massa è rimasto nelle foto di Tano. E’ l’altra storia, l’altra faccia. Dalla parte dei senza nome, dei senza voce e senza volto: i produttori e l’esercito industriale di riserva, quelli che fanno la storia e la storia li scarica ai bordi dei suoi libri. Belli, mai miseri e meschini anche quando la miseria li inchioda alle strade e alle case, alla follia e alla violenza. L’urlo, il pugno, il lacrimogeno, la smorfia il sorriso, la dolcezza la rabbia, tutto questo e il resto concorre a ricordare e a restituire all’uomo una parte della sua bellezza. I primi soldi che Tano prese per le sue fotografie gli furono offerti dagli occupanti abusivi di case a Roma, nel mezzo della loro lotta disperata. Glieli portarono in una busta chiusa sotto una tazza di caffè adagiata su un centrino. Non avevano voluto altri fotografi che lui. Perché lui li guardava stupendi com’erano e loro senza quasi conoscerlo gli volevano bene.

Paolo Tonini

 

 

Dove: Teatro dei Venti via San Giovanni Bosco 150 41121 Modena

Come arrivare:

da Modena sud

Dalla stazione dei treni, autobus numero 1,

fermata via Puccini, incrocio con via San Giovanni Bosco.

FULVIO BORTOLOZZO | IL MONDO FATTO A MACCHINA

FULVIO BORTOLOZZO | | IL MONDO FATTO A MACCHINA 8-9 OTTOBRE 2016

Seminario di fotografia in stile documentario
Per informazioni e iscrizioni
foto@chiaraferrin.com oppure kiferr@gmail.com
Telefono 3283260054

 

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IL MONDO FATTO A MACCHINA I luoghi dal vero al verosimile
I critici che non sono fotografi spesso dividono la fotografia in due campi: uno è chiamato documentario, suggerendo che ha un accesso privilegiato alla verità e l’altro è chiamato creativo, o personale, o espressivo, suggerendo che ha un accesso privilegiato all’arte. I migliori fotografi certamente si sottraggono a questa dicotomia, capendo che rende un cattivo servizio sia alla verità sia all’arte, e anche alla integrità della fotografia, che senza distinzione di campi, è un metodo per descrivere come sembrano le cose.
John Szarkowski The Photographer in the Garden, in Viewing Olmsted, CCA/The MIT Press, Montréal 1996.
Il seminario vuole approfondire le relazioni esistenti tra l’osservazione nei luoghi e le fotografie in stile documentario che ne possono derivare.
Il fotografo, nei limiti descrittivi del suo mezzo tecnico, riduce e ordina la complessità di ciò che osserva rendendolo esperibile attraverso il trasferimento in immagini fotografiche. La differenza tra l’esperienza diretta delle cose e le fotografie che ne risultano costituisce un’iconografia “fatta a macchina” della quale si rende necessario comprendere a fondo i meccanismi teorici, tecnici e concettuali di funzionamento.
Nell’ambito del seminario, si ripercorreranno alcuni momenti fondamentali della tradizione legata alla fotografia diretta e in stile documentario. L’excursus, partendo dalla prospettiva rinascimentale, attraverserà le varie esperienze autoriali e collettive che dalle missioni ottocentesche arrivano alla neotopografia degli anni Settanta e oltre, fino alle più recenti tendenze della fotografia contemporanea.
borful@gmail.com borful.blogspot.it

 

PROGRAMMA
Il seminario è finalizzato a promuovere l’approccio dell’osservazione fotografica nei luoghi (stile documentario) e si rivolge ai quanti siano interessati ad approfondirne la storia e le principali teorie applicative. Il percorso di lavoro si svilupperà in due giornate di lezione intensiva.

 

Sabato 8 ottobre
10:00 Ritrovo e registrazione
10:15 Presentazioni e introduzione del docente
11:30 Elementi di storia, teoria e tecnica (I parte)
13:00 Pausa pranzo con discussione collettiva
14:00 Elementi di storia, teoria e tecnica (II parte)
18:00 Termine lavori

 

Domenica 9 ottobre
10:00 Elementi di storia, teoria e tecnica (III parte)
13:00 Pausa pranzo con discussione collettiva
14:00 Elementi di storia, teoria e tecnica (IV parte)
18:00 Termine seminario

 

Dove: Teatro dei Venti via San Giovanni Bosco 150 41121 Modena

Come arrivare:

da Modena sud   Dalla stazione dei treni, autobus numero 1,

fermata via Puccini, incrocio con via San Giovanni Bosco.
 

 

Fulvio Bortolozzo (aka borful) è nato nel 1957 a Torino, dove vive e lavora. Si diploma nel 1980 alla Scuola di Scenografia dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Usa la fotocamera come dispositivo di osservazione. Espone le sue fotografie in Italia e all’estero. Dal 1998 è docente nei corsi triennali dell’Istituto Europeo di Design di Torino. Nel 2008 apre il blog camera|doppia (“borful” dal luglio 2016). Dal 2009 al 2011 dà vita al progetto Osservatorio Gualino, nell’ambito del quale cura la mostra concorso Lens Based Art Show (2010). Nel 2013 fonda su Facebook il gruppo di studio We Do the Rest. Nel 2014 cura il progetto editoriale Questo Paese. Nel 2015 avvia il progetto editoriale REST. Svolge inoltre attività di formazione e consulenza nel contesto delle arti visive.