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“Fra i quattrocento milioni e il miliardo di anni fa, a differenza degli animali che scelsero di muoversi per trovare il nutrimento indispensabile, le piante presero una decisione evoluzionisticamente opposta. Preferirono non spostarsi, ottenendo dal sole tutta l’energia necessaria per sopravvivere e adattando il proprio corpo alla predazione e agli altri innumerevoli vincoli derivanti dall’essere radicati al terreno. La cosa non è per niente facile. Provate a pensare quanto sia complicato restare in vita in un ambiente ostile senza potersi spostare. Immaginate di essere una pianta, circondata da insetti, animali erbivori e predatori di ogni specie, e di non poter scappare. L’unica maniera per sopravvivere è essere indistruttibili; essere costruiti in modo interamente diverso da un animale. Essere una pianta, appunto.
Per eludere i problemi relativi alla predazione, si sono evolute secondo una strada unica e insolita, sviluppando soluzioni così lontane da quelle animali da essere per noi l’esempio stesso della diversità. Organismi così differenti da noi che, per quanto ci riguarda, potrebbero benissimo essere alieni. Molte delle soluzioni sviluppate dalle piante sono l’esatto opposto di quelle ideate dal mondo animale. Ciò che lì è bianco, per le piante è nero, e viceversa: gli animali si spostano, le piante sono ferme; gli animali sono veloci, le piante lente; gli animali consumano, le piante producono; gli animali generano CO₂, le piante fissano CO₂.”

Stefano Mancuso, Plant Revolution

 

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©Chiara Ferrin 

 
 

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“Per cominciare, ce la prendiamo con gli esseri che con quel luogo non hanno niente a che fare. Soprattutto se lì sono felici. Anzitutto eliminare, poi si vedrà.
Regolare, registrare, fissare le norme di un paesaggio, le quote di esistenza. Definire nemici, pestilenze o minacce gli esseri che osano valicare questi limiti. Istruire un processo, definire un protoccolo di azione: dichiarare guerra.
Io osservo la vita nella sua dinamica. Col suo normale tasso di amoralità. Non giudico, ma prendo le parti di quelle energie suscettibili di inventare situazioni nuove. Probabilmente a scapito del numero. Diversità di configurazioni contro diversità degli esseri. Una cosa non vieta l’altra”.

Gilles Clément, Elogio delle vagabonde

 

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©Chiara Ferrin