Chiuso per un anno
L’intimità del gesto
Fotografie di scena di Chiara Ferrin
Testo di Davide Brullo
L’école des Italiens Museo Immaginario
M.me Webb Editore
Maggio Giugno 2015 Domodossola museoimmaginario.blogspot.it
Una doppia finzione raddoppia la verità? Soltanto a teatro accade la vita: a recitare, davvero, è il pubblico. Addobbati per la messa in scena, gli spettatori si adornano di parole, sguardi, gesti. Fingono la loro vita. Sul palco, invece, poiché tutti pensano che sia una finzione, accade la verità. E la fotografia? Quando questa copia – apparente, appariscente – del vero mette a fuoco, illividisce e incendia il teatro, cosa succede? Un gesto da iconoclasta guardate, quelli recitano e basta – o un atto sacro – in effetti, la quantità di vero possibile al mortale appare, furtivamente, solo e soltanto su un ring di legno chiamato palco. L’atto di Chiara Ferrin, che, immagino, adopera la macchina come un incensiere, sta a metà, verticale, tra sacrilegio e ostensione della reliquia, tra bacio e bestemmia. Da una parte scova i momenti in cui la finzione dubita di sé – e perciò la verità di verbi masticati da millenni svanisce in uno scherzo – dall’altra esplicita la marmorea assolutezza del fatto scenico, rito che non ammette ammende né abiure. Il teatro ‘fotografa’ la realtà e viene fotografato dalla fotografa. In questo groviglio è illecito attuare interpretazioni: la terapia è quella di domandarsi che parte abbiamo noi? No, ci è chiesto di abbandonare la scena. L’atto utile, sempre, è il contemplare; il verbo più adatto il silenzio. Abitare le fotografie della Ferrin perciò è come entrare nel calco di gesso bianco fabbricato per noi da un ignoto ammiratore. Esso giace lì, sul letto, come la carcassa di un delfino dissanguata dal sale. Cerchiamo di far aderire quel viso al nostro: non sappiamo se è stato ricavato dal nostro viso o da quello di chi? In quel calco, in cui ruggiscono echi e dove si potrebbero fabbricare labirinti e poemi, un giorno ci perderemo – senza sapere a chi assomigli, di cosa sia il rispecchiamento.
Davide Brullo
La fotografia di scena esiste principalmente a scopo documentativo, ma il teatro contiene in sé aspetti interni meno scontati e più complessi grazie al lavoro dell’attore, che nell’interpretare usa ed espone parti vere e intime di sé. Questo è l’aspetto che mi interessa di più a ogni replica, la riproduzione reale di gesti altrimenti troppo privati per essere visti.
Ciò che per strada non sarebbe lecito riprendere qui diventa platealmente di tutti.
Theatrical photography exists primarily for documentation purposes, but theatre itself contains internal aspects less obvious and more complex thanks to the work of the actors, who while acting, reveal intimate, genuine parts of themselves. I investigate this aspect at every performance, the realistic reproduction of gestures otherwise too private to be seen.
Images which, if they were of public life would not be allowed, here belong unashamedly to everybody.
Chiara Ferrin
Pippo Delbono-Alexander Bălănescu “Amore e Carne” (VieFestival 2011)
Kronoteatro “Pater Familias” (Modena, TrasparenzeFestival2012)
Giulio Costa “Veste Sola”, (Modena, 2011)
Giulio Costa “Messa in Scena”, (Modena, 2012)
Paolo Musìo/Thorsten, “Voce” Kirchhoff (Modena, VieFestival 2013)
Claudia Caldarano “Dialogotonie”, (Modena, TrasparenzeFestival2013)
Serge Nicolaï “A Puerta Cerrada”, (Modena, VieFestival 2013)
Tiago Rodrigues “Três dedos abaixo do joelho”, (Modena, VieFestival 2013)
Compagnia b a b y g a n g “Quinta Mafia” (Modena, TrasparenzeFestival2014)
Alvis Hermanis-New Riga Theatre Onegin “Commentaries” (VieFestival 2013)
Compagnia Teatropersona “Aure”, (Modena, TrasparenzeFestival2013)
Teatro dei Venti “InCertiCorpi”, (Modena, TrasparenzeFestival2013)
“Opera”, Gruppo Opera (Modena, TrasparenzeFestival2012)
Francesca Foscarini e Sara Wiktorowicz “Destroying Grandma”
(Modena, TrasparenzeFestival2013)
Danio Manfredini “Amleto”, Studio, (VieFestival 2011)
César Brie “I Fratelli Karamazov”, (VieFestival 2011)
Compagnia Berardi-Casolari “In fondo agli occhi” (VieFestival 2013)
Krzysztof Warlikowski “Racconti Africani da Shakespeare” (VieFestival 2011)
Compagnia della Fortezza “Mercuzio non vuole morire”, (ArtiVive 2013)
Pippo Delbono “Orchidee”, (VieFestival 2013)




















